Il caffè del Buon anno

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Auguri di buon anno dalla Redazione di Fili di Canapa!

Giacomo quella sera del 16 dicembre uscì dal lavoro alle 19.21, con ancora in bocca il gusto del cioccolato al liquore che era nel panettone offertogli pochi minuti prima.

La città e i cuori della gente erano ormai pronti ad avvicinarsi al Natale. Per alcuni il Natale è come andare verso un bell’incontro atteso da tempo, per altri avvicinarsi al Natale è covare quel disagio misto al risentimento di chi pensa che lo aspetti solo la noia e la nostalgia dei Natali infantili.

Con quel gusto in bocca Giacomo prese la metro e si confuse fra le persone dei vagoni per venti minuti circa, fino alla sua stazione di fermata. Pareva di sentirlo il bisbigliare di tutti quei cuori nella metro in attesa felice o malinconica di quel Natale.

Sceso dalla metro prese la sua auto e imboccò la tangenziale della grande città, verso nord. Ma subito dovette rallentare, come spesso accade in tangenziale, senza che si possa comprenderne il motivo. Era immerso nei suoi pensieri, anche il suo cuore era in attesa…: il lavoro, le persone di cui aveva la responsabilità, la famiglia che lo aspettava a casa.

Fu in quel momento che un’auto dietro di lui lo tamponò con una forza sorda che lo fece sobbalzare sul sedile e spaventare a morte. La cintura di sicurezza lo trattenne con decisione al suo posto, ma tutto il suo corpo era come se avesse ricevuto un abbraccio potente e terribile che lo aveva scosso…  anche nelle sue emozioni. Spaventato, arrabbiato, preoccupato, accostò la macchina nella corsia di emergenza e vide dallo specchietto l’auto del tamponatore fare altrettanto. Scese dall’auto e così fece l’altro. Giacomo pensava ancora alla sua famiglia, al lavoro, ai guai che questo incidente portava con sé, che non era giusto, che non era il momento…

A Giacomo parve che anche il tamponatore fosse spaventato e impacciato, quasi come lui. Ma lui sapeva cosa è necessario fare in questi casi. Prese il CID e si avvicinò al tamponatore, provò a leggere ma era così buio…. le auto continuavano a scorrere a frotte intorno a loro….

Il giovane parlò con accento dell’Est: “Mi sento male, è la prima volta che mi capita una cosa del genere… Ho frenato ma la macchina non si fermava… Andiamo all’autogrill a prendere un caffè, la prego!”

Giacomo acconsentì. Si rimisero in marcia e superato il primo svincolo successe l’imprevisto: vide dallo specchietto retrovisore la macchina bianca dietro di lui uscire dall’autostrada. Un senso di freddo e sgomento lo pervase. Il tamponatore era scappato! Lo aveva fregato! E lui si era fatto fregare! Non aveva preso nè targa nè generelità dell’auto o del conducente. Che stupido che sono, continuava ripetersi… Mi sono fidato… Che stupido… Tristezza e sconforto lo avvolsero. Aveva una gran voglia di piangere. E lo fece anche, di lì a poco.

La storia di Giacomo continua con la denuncia alla polizia dell’accaduto e due ore in Pronto Soccorso: un brutto colpo di frusta lo terrà lontano dal suo lavoro per molti giorni. La polizia gli fece anche il controllo dell’alcolemìa e per un attimo temette di essere positivo a causa di quel liquore nel cioccolato… Ci mancava solo quello!

La storia del tamponatore continua invece così.

Raggiunse la sua fidanzata dopo un’altra mezz’ora di strada in cui ripensava soddisfatto a come se l’era cavata bene a sfuggire a quell’incomodo incidente. Da mesi, ormai, da quando aveva conosciuto questa ragazza, viaggiava senza assicurazione. Non poteva permettersela, non poteva permettersi di dire alla sua ragazza che guadagnava poco. Preferiva invitarla qualche volta di più a cena e… mettere i soldi da parte per un bel regalo di Natale!

Quella sera del 16 dicembre cenarono insieme e poi fecero l’amore a casa di lei.

Al mattino la colazione, come era accaduto altre volte, prima di andare ognuno al suo lavoro. Ma tutto stava per essere diverso. La ragazza cominciò a sentirsi male… le mancava il respiro, divenne bianca come un cadavere e si stringeva le mani al petto dove sentiva un forte dolore.

Anche l’ultimo degli innamorati si sarebbe accorto che la fidanzata stava avendo un infarto.

Il giovane venne preso dal panico, corse al cellulare per chiamare il 118 ma… era scarico. Il telefono fisso non l’avevano. Non sapeva cosa fare. Uscì per le scale del condominio e corse a bussare a tutte le porte ma nessuno gli apriva. Era un condominio di gente per bene che guardava di storto quel giovane rumeno che frequentava quella bella italiana.

Intanto il tempo passava e la ragazza continuava a sentirsi male.

Scese in strada e vide affacciato ala finestra il marocchino del palazzo di fronte, al primo piano, che fumava una sigaretta. Gli raccontò di getto quello che stava accadendo. Nel loro italiano stentato i due si capirono. Il marocchino corse dentro a prendere le chiavi della macchina e in pochi minuti aiutò l’ex-tamponatore a caricare la sua ragazza in macchina e li accompagnò al primo Pronto Soccorso.

Qui alla ragazza salvarono la vita. Nell’infarto è questione di minuti.

Dopo che l’infermiere diede la buona notizia e rientrò nella porta del Pronto per tornare al suo lavoro, il marocchino che era rimasto fino a quel momento con il rumeno si avvicinò con un sorriso e gli offrì un caffè: “Tieni”! Sono contento per te!”

Proprio in quel momento al giovane tornò in mente il caffè della sera prima prima, il caffè con il quale aveva ingannato il signore sull’auto in tangenziale. Il sig. Giacomo. Ma lui non sapeva che si chiamava così. Lui non sapeva nulla di cosa era successo a quell’uomo.

Sapeva solo che era fuggito.

Sapeva solo che stasera uno sconosciuto lo aveva aiutato. E gli aveva offerto un caffè. Un caffè, proprio un caffè.

Paolo D’Elia

Una banda musicale a portata di bambino.

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Coinvolgere i bambini nelle bande musicali paesane non è certo un compito facile. A remare contro ci sono l’età (non certo giovane) dei suonatori già arruolati, il costo dei vari strumenti musicali e infine le musiche che i ragazzi ascoltano oggigiorno, molto distanti da quelle suonate dalle bande.

Tutto questo non è bastato a far desistere Alessandro Alice, 21 anni e suonatore di bassotuba per la Filarmonica Fornese, dall’ idea di introdurre nelle scuole di Forno una attività didattica musicale con lo scopo di avvicinare i bambini al mondo della musica bandistica.

Il risultato finale di questo percorso, si è potuto apprezzare la sera del 28 Novembre nel Salone Parrocchiale dell’Oratorio in Via Gioberti, dove si è svolto il consueto concerto di Santa Cecilia, diretto da Andrea Ferro, quest’anno più lungo del solito proprio per via del coinvolgimento delle Scuole Medie e dei suoi alunni.

Il progetto ha previsto due lezioni-concerto rivolte ai bambini delle classi 3e 4e e 5e elementari di Forno, durante le quali sono stati fatti ascoltare degli estratti musicali particolarmente significativi per familiarizzare con la funzione “evocativa” della musica (toni allegri, tristi, modi maggiore e minore) nonché altri brani più “impegnativi” ma piuttosto noti (ad es. il primo movimento della VI Sinfonia di Beethoven -“Pastorale” e “Ritt der Walküren” di Wagner). Al termine gli alunni erano invitati a disegnare ciò che avevano immaginato durante l’ascolto.

Le lezioni sono avvenute il 24 settembre ed il 16 ottobre 2015 e nei momenti finali prevedevano che i bambini potessero provare i vari strumenti musicali sentiti poco prima, gentilmente concessi dalla Filarmonica e suonati da Alessandro e Fiorenzo Bertoldo, anch’esso suonatore nella filarmonica fornese.

La realizzazione del progetto è stata possibile grazie alla fattiva collaborazione della direttrice dell’Istituto comprensivo Sandro Pertini di Forno, Filomena Filippi e delle insegnanti, nonché all’appoggio incondizionato del presidente della Filarmonica Giovanni Val, di Andrea Ferro (direttore artistico della filarmonica) e con l’aiuto di Fiorenzo.

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Il Concerto di Santa Cecilia è stato dunque quest’anno un’occasione straordinaria per mostrare come la tradizione bandistica possa rinnovarsi e restare al passo con i tempi. I protagonisti della serata sono stati 13 giovanissimi suonatori, sette dei quali hanno preso parte ad un breve concerto sotto la direzione del maestro Lorenzo Vacca, in cui hanno eseguito due brani (La Marcia imperiale di Star Wars e il tema dei film di Harry Potter) con tanto di spada laser come bacchetta per migliorare la scenografia (un elemento che i ragazzi hanno decisamente apprezzato). Il resto del concerto è stato portato avanti dai consueti membri della Filarmonica Fornese e ha visto nel repertorio alcuni brani dei Blues Brother, nonché alcuni brani internazionali come ‘’Koinobori’’ (canzone cantata in Giappone il 5 maggio durante la festa dei bambini).

La stessa sera sono stati messi in mostra i disegni prodotti durante le lezioni dai bambini coinvolti nel progetto e sono stati premiati i disegni più belli.

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Una serata multimediale – si direbbe oggi – quella del concerto di Santa Cecilia, con disegni, musica ed … effetti speciali. Con lo sguardo rivolto al futuro ma tenendo sempre ben presente le vecchie tradizioni, come testimonia l’ultimo brano ‘’Monte soglio’’ di Stefano Bertot, un inno alle montagne che circondano il paese.

Gli zombie ci fanno ridere

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A Chivasso, in un’area industriale abbandonata della provincia di Torino, è sorto un parco zombie. Una moda nata negli USA, a Detroit, dove l’imprenditore Mark Siwak ha deciso di rilanciare l’economia della città adibendo una zona desertica della stessa a parco divertimento zombie: The Z Detroit World. Un parco in cui si “gioca” a scappare, uccidere e sopravvivere. Ma questo è solo il primo di una lunga serie, infatti dopo quello di Detroit e prima del parco italiano, altri ne sono stati creati in Giappone e Inghilterra.
L’era delle esperienze limite, questa è la nostra realtà. Viviamo anni in cui le persone sono sempre più attirate dal brivido, dal sognare l’apocalissi e dallo sfiorare la “morte”. Non bastano più i parchi divertimento, i parchi acquatici o ispirati al mondo della tecnologia, dei fumetti e dei film; ora è il tempo dei parchi zombie. Parchi tutti ispirati a noti film e telefilm come Resident Evil, World War Z e The Walking Dead, dove ci si diverte cercando di mangiare simbolicamente le persone e sopravvivere.
Il parco zombie di Chivasso – secondo i suoi ideatori – vuole essere un’esperienza più che un parco. Infatti prende il nome di “The Zombie Experience” e avrà la sua ambientazione nel Gate 101 (Area ex Agip), Via Coppina Sud. Ovviamente per partecipare occorre essere muniti di biglietto, il cui costo si aggira intorno ai 50 euro. E’ inoltre possibile scegliere la modalità diurna o notturna e di quale squadra far parte, Umano o Zombie. I primi verranno dotati di armi softair e avranno missioni precise, come ricercare munizioni, conquistare zone sicure e fare scorte di viveri. I secondi invece verranno truccati e dovranno ricercare le loro prede. Gli zombie inoltre potrebbero essere colpiti dagli umani, in questo caso essi potranno scegliere se morire e quindi ritirarsi, oppure se passare alla squadra avversaria. Gli scopi dell’esperienza quindi sono due: sopravvivere “uccidendo” i non-morti, e cercare di “mangiare” i sopravvissuti.

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L’Apocalisse diventa così un gioco e i film horror un divertimento da vivere. Ci si diverte cercando di mangiare simbolicamente le persone e sopravvivere. La cinematografia si trasforma in realtà e quasi si ride su ciò che viene considerato come uno dei tanti modi della fine dell’umanità. Erano già noti luoghi in cui si “gioca” a fare la guerra, ma ora si “gioca” anche a sopravvivere. “Giochi” che invece in molti luoghi del mondo, ovviamente non a causa degli zombie bensì a causa delle guerre, sono dura realtà, una realtà che non fa ridere, in cui non si paga per cercare di sopravvivere. Infatti, se in questi spazi le persone si divertono a spararsi, c’è chi invece muore seriamente a causa di proiettili, così come c’è veramente chi scappa di notte cercando di rimanere vivo. Ciò che qui viene preso come un divertimento, in altri posti è la dura realtà. E non c’è da pensare a luoghi molto distanti da noi, poiché persino qui in Europa vi è chi assalta luoghi pubblici e uccide le persone; nelle piccole realtà però è un gioco. Infine, nella presentazione di quest’esperienza veniva chiesto “Cosa avete imparato guardando The Walking Dead?… Ora potete metterlo in atto”. A questo punto è evidente che ben poco si è imparato, se il risultato è prendere tutto questo come un gioco.

Nicole L.C.

Il viaggio in Oriente

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E’ stato difficile non notare le infinite brochure, volantini e cartelloni pubblicitari che nelle scorse settimane hanno invaso i nostri paesini canavesani pubblicizzando un mitico ”Festival dell’Oriente” al Lingotto. Preso dalla curiosità sono così andato con alcuni miei amici a vedere … Continua a leggere